Quanti soldi accantonare per le tasse con la partita IVA? Guida pratica
Scopri quanto accantonare per tasse e contributi con la partita IVA, con percentuali indicative, esempi pratici e consigli per evitare problemi di liquidità.
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Una delle domande più frequenti tra freelance e lavoratori autonomi è: quale percentuale di ogni incasso devo mettere da parte per tasse e contributi?
Non esiste una percentuale valida per tutti. L’importo cambia in base a:
- regime fiscale;
- attività e codice ATECO;
- gestione previdenziale;
- reddito;
- costi deducibili;
- aliquota del regime forfettario;
- eventuali agevolazioni;
- acconti già versati.
Forfettario 5%
25-30% degli incassi
Forfettario 15%
30-35% degli incassi
Ordinario
35-50% del margine + IVA
Come punto di partenza prudenziale, puoi utilizzare queste fasce:
Accantonamento indicativo per situazione
| Situazione | Accantonamento indicativo |
|---|---|
| Forfettario al 5% con Gestione Separata | 25-30% degli incassi |
| Forfettario al 15% con Gestione Separata | 30-35% degli incassi |
| Artigiano o commerciante forfettario | 30-40% degli incassi |
| Regime ordinario | 35-50% del margine, oltre all’IVA |
Queste non sono aliquote fiscali ufficiali, ma stime operative prudenziali. La percentuale personale deve essere calcolata con il commercialista considerando la situazione effettiva.
Perché non basta accantonare il 15%
Nel regime forfettario si sente spesso dire: “Pago il 15%, quindi metto da parte il 15%”.
È un errore.
L’imposta sostitutiva è generalmente pari al 15% e può scendere al 5% nei primi cinque anni quando sono rispettati i requisiti previsti. Tuttavia, oltre all’imposta devono essere considerati i contributi previdenziali.
Per i professionisti senza una cassa autonoma, l’aliquota della Gestione Separata INPS nel 2026 è normalmente pari al 26,07%, in assenza di altra copertura previdenziale obbligatoria.
Il 15%, inoltre, non viene applicato direttamente sull’intero fatturato. Nel forfettario il reddito viene determinato applicando ai compensi incassati un coefficiente di redditività, diverso in base all’attività esercitata.
Esempio: professionista forfettario con 40.000 euro di incassi
Consideriamo un professionista con:
- 40.000 euro incassati;
- coefficiente di redditività del 78%;
- imposta sostitutiva del 15%;
- Gestione Separata INPS al 26,07%;
- nessuna altra copertura previdenziale.
Il reddito forfettario iniziale è:
40.000 × 78% = 31.200 euro
I contributi previdenziali stimati sono:
31.200 × 26,07% = circa 8.134 euro
I contributi obbligatori versati sono deducibili dal reddito sul quale viene calcolata l’imposta sostitutiva.
L’imposta stimata diventa quindi:
(31.200 − 8.134) × 15% = circa 3.460 euro
Il totale indicativo tra contributi e imposta è:
8.134 + 3.460 = circa 11.594 euro
Si tratta di circa il 29% degli incassi. Per mantenere un margine di sicurezza, un accantonamento del 30-35% può quindi essere ragionevole in questo esempio.
Il risultato effettivo può cambiare in presenza di altre attività, contributi già versati, agevolazioni, crediti o situazioni previdenziali differenti.
Quanto accantonare nel forfettario al 5%
Con l’imposta sostitutiva al 5%, il carico fiscale è più basso, ma i contributi previdenziali continuano ad avere un peso importante.
Per un professionista iscritto alla Gestione Separata, una riserva indicativa del 25-30% degli incassi può rappresentare un punto di partenza prudente.
Accantonare soltanto il 5% sarebbe insufficiente, perché coprirebbe l’imposta ma non i contributi.
Artigiani e commercianti
Gli artigiani e i commercianti iscritti alle relative Gestioni INPS seguono un sistema differente.
Nel 2026 le aliquote sono:
- 24% per gli artigiani;
- 24,48% per i commercianti.
Sono inoltre previsti contributi calcolati su un reddito minimale, dovuti anche quando il reddito effettivo è più basso, oltre alla contribuzione sull’eventuale quota eccedente.
Per questo motivo, soprattutto con ricavi contenuti, il peso percentuale dei contributi può essere elevato.
Come riferimento iniziale prudenziale, un artigiano o commerciante può valutare di accantonare il 30-40% degli incassi, correggendo la percentuale dopo aver ricevuto una stima precisa dal commercialista.
Quanto accantonare nel regime ordinario
Nel regime ordinario non è corretto calcolare le tasse applicando una percentuale fissa al fatturato.
L’imposta viene determinata considerando il reddito effettivo, quindi:
ricavi − costi deducibili − contributi = reddito imponibile
Sul reddito possono applicarsi IRPEF, addizionali regionali e comunali e contributi previdenziali. Le addizionali cambiano anche in base alla Regione e al Comune di residenza.
Come regola prudenziale puoi:
- 1separare l’IVA incassata;
- 2calcolare il margine al netto dei costi;
- 3accantonare indicativamente il 35-50% del margine per imposte e contributi.
La percentuale esatta dipende dal livello di reddito e dalle spese deducibili.
L’IVA deve essere tenuta separata
Se applichi l’IVA in fattura, non dovresti considerarla parte del tuo guadagno.
L’importo da versare dipenderà dalla differenza tra IVA sulle vendite e IVA detraibile sugli acquisti, ma utilizzare liberamente tutta l’IVA incassata può provocare problemi alla scadenza.
Una gestione prudente prevede di trasferire l’IVA su un conto o fondo separato, correggendo periodicamente la riserva in base agli acquisti e alle liquidazioni.
I contribuenti forfettari, invece, effettuano normalmente operazioni non soggette all’applicazione ordinaria dell’IVA.
Attenzione a saldo e acconti
Il momento più difficile è spesso il primo pagamento importante dopo l’apertura della partita IVA.
La somma richiesta può comprendere:
- saldo dell’anno precedente;
- primo acconto dell’anno corrente;
- successivo secondo acconto;
- contributi previdenziali.
Lo scadenzario dell’Agenzia delle Entrate conferma che i versamenti risultanti dalla dichiarazione comprendono normalmente il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso.
Questo spiega perché il primo F24 può sembrare molto più alto del previsto: non stai pagando soltanto le tasse sull’anno concluso, ma anche un anticipo sull’anno successivo.
Un metodo semplice per accantonare le tasse
- 1
Scegli una percentuale prudente
Per esempio, un professionista forfettario al 15% potrebbe iniziare dal 35%.
- 2
Accantona a ogni incasso
Se incassi 2.000 euro e hai scelto il 35%, trasferisci subito 700 euro. Restano 1.300 euro prima delle altre spese. Nel forfettario conta generalmente il principio di cassa: rilevano i compensi effettivamente incassati.
- 3
Usa un fondo separato
Il denaro accantonato non dovrebbe restare mescolato alla liquidità disponibile. Usa un secondo conto, un salvadanaio digitale, un fondo dedicato o una categoria separata.
- 4
Aggiorna la stima durante l’anno
Ogni tre mesi confronta incassi effettivi, contributi previsti, imposte stimate, acconti già pagati e denaro accantonato. Se la riserva è insufficiente, aumenta la percentuale sui nuovi incassi.
2.000 × 35% = 700 euro da accantonare
Puoi:
- controllare quanto hai incassato;
- creare una categoria dedicata alle tasse;
- registrare gli importi stimati;
- inserire le date degli F24;
- distinguere la liquidità disponibile da quella già impegnata;
- includere tasse e contributi nelle previsioni;
- verificare il saldo previsto a 3, 6 e 12 mesi.
Domande frequenti
Quanto deve mettere da parte un forfettario?
Come stima iniziale, circa il 25-30% con imposta al 5% e il 30-35% con imposta al 15%, considerando un professionista iscritto alla Gestione Separata. La percentuale deve essere personalizzata.
Il 30% è sempre sufficiente?
No. Potrebbe non esserlo per artigiani e commercianti con contributi minimi, per redditi elevati o in presenza di altre imposte.
Devo accantonare sulle fatture emesse o sugli incassi?
Nel regime forfettario si applica normalmente il principio di cassa, quindi è utile accantonare quando il pagamento viene effettivamente ricevuto.
Posso usare il denaro accantonato?
È meglio considerarlo non disponibile. Utilizzarlo per altre spese rischia di creare un problema quando arriva l’F24.
Conclusioni
Non esiste una percentuale universale da accantonare per le tasse con la partita IVA.
Come riferimento prudenziale:
- 25-30% per un forfettario al 5% in Gestione Separata;
- 30-35% per un forfettario al 15%;
- 30-40% per artigiani e commercianti;
- 35-50% del margine per chi opera nel regime ordinario, oltre all’IVA.
La regola più importante è semplice: non aspettare la scadenza per cercare la liquidità.
Accantona una quota a ogni incasso, mantienila separata e aggiorna la stima insieme al commercialista durante l’anno.
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Articolo aggiornato al 2 agosto 2026. Le percentuali indicate sono stime prudenziali per la pianificazione finanziaria e non sostituiscono il calcolo fiscale del commercialista.